Villa Adriana. In principio era Industria Articoli Caoutchouc
Storia di fabbriche. Trame di continuità
Ti invitiamo alla presentazione del libro di Vera Mazzotta
L’autrice sarà in dialogo con Stefano Guerra

Villa Adriana. In principio era Industria Articoli Caoutchouc
di Vera Mazzotta
Editore: Libera Editrice Tiburtina
ISBN: 9791281394247
Prezzo: € 25,00
Pagine: 404
«In questo libro ci sono molti libri. Lo richiedono le sue intenzioni, i suoi contenuti, le sue finalità, le sue scoperte, i suoi risultati, i suoi personaggi.
Tutto nasce da un bisogno individuale di appartenenza. Una necessità emersa in una fase particolare della vita dell’autrice, Vera Mazzotta, che, approfittando dell’esperienza del Villa Adriana Laboratorio Urbano, si muove nella direzione della ricostruzione di un significato da attribuire alla comunità, alla collettività. Uno spazio necessario nella vita di una persona con origini lontane nel tempo e nello spazio, che si è trovata ad abitare in un luogo per molti anni senza percepire però una vera appartenenza.
Ma per appartenere a una storia, quella storia bisogna conoscerla. E allora si cerca nei ricordi, nei racconti familiari, nelle emozioni del passato. Dovendo scegliere l’Autrice individua un punto di partenza certo: un luogo e una storia inconfondibili, capaci di caratterizzare profondamente un territorio che, proprio da quella presenza, ha visto nascere la sua trasformazione più significativa da sobborgo agrario a realtà urbana.
Qui si intrecciano una storia sociale e una storia individuale. L’Autrice ha conosciuto una realtà, quella della Pirelli, che sembrava essere sempre esistita. E invece anche quella presenza aveva una lunga storia precedente. Della IAC, fabbrica che ne rappresenta il fondamento storico, si sapeva qualcosa, ma in modo confuso: un affastellarsi di ricordi veri e immaginati, immersi in una nebbia indistinta.
Ed è qui che emerge un secondo aspetto fondamentale del libro: la natura dell’Autrice. Se da un lato sentiva il bisogno di definire meglio le proprie radici sociali, dall’altro non aveva certo bisogno di conferme sul piano culturale. È una vera ricercatrice. Questa è la dimensione più solida della sua identità: una preparazione culturale profonda, unita a una curiosità insaziabile.
Un sapere che non si accontenta, che mette insieme i pezzi in una ricostruzione sempre più ampia e completa, ma che allo stesso tempo scava in profondità, alla ricerca delle origini più remote. Filologa, archeologa, investigatrice, storica, musicologa: tutte queste figure si incontrano in un’unica identità.
Questo approccio può infastidire i superficiali, i pressapochisti, gli orecchianti, che di fronte a una tale densità di metodo e di qualità reagiscono svalutandola, definendola noiosa, didascalica, ridondante. Eppure, il valore del testo sta proprio qui: nella sua autorevolezza, nella solidità dell’impianto, nella quantità e qualità dei dati raccolti. Molti elementi sono già stati selezionati, altri trovano spazio nelle appendici, ma ciò che resta è una costruzione rigorosa e credibile.
Un terzo livello del libro è la ricostruzione della trasformazione degli spazi: i luoghi, le costruzioni, i loro usi e le loro funzioni. In questa prospettiva i mattoni parlano, così come parlano le carte d’archivio. I disegni dell’archivio Salvati – Perini, quelli dell’archivio della Yokohama (ex Pirelli), i documenti catastali e le fonti degli archivi di Stato e di quelli privati permettono di ricostruire con precisione l’evoluzione materiale della fabbrica.
Una fabbrica che attraversa una guerra, con distruzioni, bombardamenti e ricostruzioni, ma anche con adattamenti produttivi imposti dalle circostanze.
Il quarto livello è quello delle persone: le testimonianze dirette e indirette, i frammenti di vita quotidiana, le abitudini che cambiano, una società in trasformazione rapidissima. I luoghi di aggregazione — la chiesa, il campo sportivo, le mense, i dormitori, il villaggio operaio — diventano scenari di una vita collettiva che si intreccia continuamente con quella individuale. Le persone sono comunità, ma anche personaggi. Accanto alla storia di un gruppo sociale emergono le storie individuali: ricordi, emozioni, gioie e dolori delle famiglie. Storie documentate si affiancano a racconti leggendari, quasi mitologici.
Il libro si arresta con la fine della guerra, accennando soltanto agli sviluppi successivi. Ma non si può trascurare una quinta dimensione: l’analisi sociale e politica. Il capitalismo pionieristico degli esordi evolve in un capitalismo paternalistico, che richiede riconoscenza e deferenza, fino ad arrivare alle rivendicazioni sindacali e ai conflitti più duri, che trasformano profondamente l’immagine della fabbrica e del padrone nell’immaginario collettivo. È ancora un capitalismo nazionale: la globalizzazione è lontana.
Una materia così vasta potrebbe disorientare. Invece il racconto mantiene sempre una bussola chiara. I capitoli sono ordinati, progressivi, logicamente connessi, e il lettore riesce a orientarsi con facilità.
Non è un libro da leggere tutto d’un fiato, ma nemmeno è necessario seguirlo in modo lineare. Si può attraversarlo liberamente, soffermarsi sui temi di maggiore interesse, partire dalle conclusioni e risalire. A questo si aggiungono una ricca appendice di immagini (consultabili online) e una bibliografia e sitografia molto approfondite. È una ricerca che, analizzando il passato, dà senso al presente e aiuta a immaginare il futuro di una comunità consapevole.»
Stefano Guerra
Dirigente Scolastico in quiescenza, Neuropsichiatra infantile
Vera Mazzotta, Pianista, vincitrice di concorsi nazionali e internazionali, esperta di metodologia e didattica, laureata in filologia classica ma cresciuta con la passione per Sherlock Holmes e la ricerca. Autrice di Wilma Neruda la violinista che conobbe Sherlock Holmes (Delos Digital); Intermezzo Asolano, Wilma e Ludwig Norman Néruda ad Asolo (Bore) e coautrice con Stefano Guerra di Aneddoti sulla vita di Niccolò Paganini raccontati da Sherlock Holmes (Delos Digital). È docente di pianoforte presso l’IC Castelverde di Roma.