Roma. Il sacco del 1527
Le donne, gli uomini e l'arte di fronte alla furia dei Lanzichenecchi
di Antonio Forcellino
Editore: Harper Collins Italia
ISBN: 9791259855770
Pagine: 368
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo: 20,00 €
Il 6 maggio 1527 Roma smette di essere soltanto la capitale simbolica della cristianità e diventa il teatro di una catastrofe destinata a cambiare il volto dell’Europa. Con Roma. Il sacco del 1527 Antonio Forcellino torna al cuore del Rinascimento italiano scegliendo però il suo punto di frattura: non l’apoteosi della bellezza, ma il momento in cui quella bellezza viene violata, dispersa, costretta a misurarsi con la brutalità della storia.
Il libro ricostruisce l’irruzione dei Lanzichenecchi e delle truppe imperiali nella città dei papi come un grande dramma politico, militare e umano. Carlo V, Clemente VII, Francesco I, Alfonso e Isabella d’Este non sono figurine da manuale, ma attori di un sistema di alleanze, tradimenti, rivalità dinastiche e calcoli personali che precipita fino al collasso. Il sacco non appare così come un’esplosione improvvisa di ferocia, ma come il risultato di una lunga irresponsabilità europea: eserciti senza paga, principi ambiziosi, diplomazie doppie, odio religioso, cupidigia e debolezza politica si sommano fino a trasformare Roma in preda.
La forza di Forcellino sta nel suo sguardo doppio. Da una parte c’è lo storico dell’arte e il restauratore, abituato a interrogare le opere, le ferite della materia, le tracce lasciate dal tempo. Dall’altra c’è il narratore capace di restituire ritmo, tensione e presenza scenica a eventi lontani quasi cinque secoli. La vicenda prende avvio anche dal restauro di affreschi danneggiati durante il sacco e da nuovi documenti d’archivio: un dettaglio decisivo, perché permette all’autore di leggere la grande storia a partire da indizi concreti, quasi materiali. Non una rievocazione generica, dunque, ma un’indagine: un cold case del Rinascimento in cui superfici dipinte, carte e silenzi degli archivi diventano testimonianze.
Il risultato è un saggio narrativo di grande leggibilità, che procede con il passo del racconto senza rinunciare alla complessità. Forcellino non riduce il 1527 a una scena di devastazione; ne mostra invece la portata strutturale. Il Sacco di Roma segna la crisi dell’inviolabilità della città eterna, mette a nudo la fragilità politica del papato, accelera la fine di un equilibrio italiano già compromesso e disperde energie artistiche e intellettuali che avevano fatto di Roma uno dei centri più vitali del Rinascimento. Dietro le mura violate e i palazzi saccheggiati si intravede il tramonto di un’epoca.
Roma. Il sacco del 1527 è quindi un libro adatto sia a chi ama la storia politica sia a chi cerca una chiave d’accesso alla storia dell’arte. La violenza non è mai fine a se stessa: serve a comprendere come le civiltà possano collassare quando il potere perde misura, quando gli uomini che dovrebbero governare gli eventi finiscono per esserne travolti. Forcellino racconta una tragedia antica con un’urgenza contemporanea: la caduta di Roma non è solo un episodio del passato, ma una domanda ancora aperta sul rapporto tra bellezza, potere e rovina.

Antonio Forcellino è uno dei maggiori studiosi europei di arte rinascimentale. Ha realizzato restauri di opere di grande valore, come il Mosè di Michelangelo e l’Arco di Traiano. La sua attenzione si rivolge da sempre a tutta la ricchezza del fare arte, ai contesti storici, alle tecniche e ai materiali, alle radici psicologiche e biografiche dei grandi capolavori. È stato eletto membro del Comitato per le celebrazioni dei 500 anni della morte di Leonardo da Vinci, promosso dal Ministero per i beni e le attività culturali. Ha scritto Il secolo dei giganti: Il colosso di marmo (Harper Collins 2019).