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I consigli del libraio

Autocronologia

Alberto Arbasino; Raffaele Manica (cur.)

Editore: Adelphi
Collana: Piccola Biblioteca Adelphi
ISBN: 9788845940965
Pagine: 320
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo: 16,00 €

Autocronologia è un libro postumo solo in parte: postuma è l’edizione Adelphi, non l’impianto autoriale. Il lettore non ha davanti un dossier di materiali dispersi recuperati da un curatore, bensì un testo in cui Arbasino si mette in scena proprio nel modo meno ingenuamente autobiografico possibile: evitando il “racconto di sé” come intimità, e sostituendolo con un sistema di coordinate culturali.

Il risultato è un autoritratto obliquo. Arbasino parla di sé parlando di libri, teatri, città, conversazioni, riviste, viaggi, redazioni, mostre, maestri, amici, polemiche, mode intellettuali e tic nazionali. La vita privata resta in penombra; la vita pubblica, estetica e mentale diventa invece il vero soggetto. È coerentissimo con il suo profilo: Arbasino non si concede alla memoria patetica, ma costruisce una macchina di riferimenti, una specie di mappa mobile del secondo Novecento culturale.

Il pregio maggiore del volume sta proprio in questa ambiguità: è insieme strumento filologico e opera letteraria. Serve a orientarsi nell’universo arbasiniano, ma non si limita a fornire date e titoli. Adelphi parla di un “congegno abnorme e fuori scala”; la formula è efficace, perché la cronologia smette di essere un supporto e diventa forma.

La curatela di Raffaele Manica appare decisiva non perché “riscrive” Arbasino, ma perché organizza un materiale che vive sul confine fra ordine e capriccio. Non a caso in un’intervista del curatore emerge la formula “capriccio e archivio”: definizione perfetta per un autore che amava l’accumulo, l’elenco, la citazione, la digressione, ma anche il controllo minuzioso delle proprie versioni.

Il libro è interessante soprattutto per tre ragioni. La prima è documentaria: chiarisce il nesso fra biografia e produzione, fra esperienza e libri. La seconda è stilistica: anche nella forma apparentemente subordinata della cronologia si sente il ritmo di Arbasino, il suo gusto per l’intarsio colto, il montaggio, il nome proprio come scintilla narrativa. La terza è storica: ne esce un Novecento italiano ed europeo visto da un osservatore che attraversa letteratura, teatro, musica, giornalismo culturale e mondanità intellettuale senza ridurli a compartimenti separati.

Il limite, per un lettore non già disponibile ad Arbasino, è evidente: l’effetto-catalogo può risultare respingente. Molti riferimenti presuppongono familiarità con ambienti, nomi, riviste, spettacoli, polemiche e geografie culturali del secondo Novecento. Ma è anche il punto del libro: Arbasino non semplifica retrospettivamente la propria traiettoria; la restituisce come rete, come costellazione, come archivio in movimento.

Autocronologia va dunque letto non come “raccolta di scritti” in senso stretto, ma come autobiografia anti-autobiografica: una cronologia d’autore nata per i Meridiani della Mondadori, poi rilavorata e resa autonoma da Adelphi con la curatela di Raffaele Manica. È più un autoritratto culturale che una confessione, più un dispositivo critico che un memriale.

Alberto Arbasino (Voghera, 22 gennaio 1930 – Milano, 22 marzo 2020) è stato uno scrittore e giornalista italiano. Tra i protagonisti del Gruppo 63, la sua produzione letteraria ha spaziato dal romanzo alla saggistica. Nel 2013 ha ricevuto il Premio Campiello alla carriera.

Alberto Arbasino - Autocronologia