Editore: edizioni e/o
ISBN: 9788833579993
Pagine: 160
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo: 18,00 €
Ci sono almeno due Mozart in questo libro: Wolfgang Amadeus, il prodigio destinato a superare ogni aspettativa, e Leopold, il padre musicista che ne intuisce il talento, lo educa, lo accompagna e finisce inevitabilmente per essere oltrepassato. Eric-Emmanuel Schmitt costruisce I due Mozart attorno a questa relazione, sottraendola sia all’agiografia del genio sia alla caricatura del padre padrone.
Leopold ripete che «un Mozart non è mai mediocre» e investe energie, competenze e ambizioni nella formazione dei figli. Wolfgang, da bambino, lo guarda come guida, modello e autorità assoluta. Ma proprio il successo di quell’educazione contiene il germe della separazione: l’allievo diventa più grande del maestro, il figlio deve conquistare un’identità autonoma e l’ammirazione può trasformarsi in insofferenza, distanza, perfino disprezzo. Schmitt segue questo passaggio con particolare attenzione ai sentimenti contraddittori dei due protagonisti: l’orgoglio e la possessività di Leopold, la gratitudine e il bisogno di libertà di Wolfgang, l’amore che permane anche quando non riesce più a trovare una forma semplice in cui esprimersi.
Il pregio del romanzo è soprattutto nello sguardo. Schmitt non cerca un colpevole e non riduce Leopold alla figura, spesso tramandata, del genitore ossessivo che sfrutta il bambino prodigio. Ne fa invece un uomo convinto del valore del figlio, disposto a dedicargli la propria esperienza e capace anche di affidarlo a maestri migliori quando comprende di non avere più nulla da insegnargli. Allo stesso modo, Wolfgang non è soltanto il genio irresponsabile o ingrato: la sua emancipazione appare come una necessità, dolorosa per entrambi.
La vicenda storica diventa così una storia familiare riconoscibile. Dietro le tournée, le corti europee, l’educazione musicale e l’eccezionalità di Mozart affiora una domanda molto comune: che cosa accade quando un figlio smette di essere il progetto dei genitori e diventa pienamente se stesso? Schmitt vi risponde senza tesi rigide, con una narrazione breve e mobile, capace di alternare leggerezza, ironia e malinconia.
I due Mozart è dunque meno un romanzo “su Mozart” che un romanzo sull’eredità affettiva: su ciò che un padre consegna a un figlio e su ciò che il figlio, per crescere, deve accettare, trasformare o rifiutare. La musica tiene insieme i due uomini anche quando la vita li allontana. Ed è proprio in questa «tenera querelle», come Schmitt ha definito il rapporto padre-figlio, che il libro trova la sua nota più convincente: mostrare come l’amore possa sopravvivere perfino alle forme imperfette con cui viene dato, ricevuto e ricordato.

Eric-Emmanuel Schmitt, nato nel 1960, è drammaturgo, romanziere, autore di racconti, saggista e regista. Normalien, agrégé e dottore in filosofia, è tra gli autori francofoni contemporanei più letti e rappresentati. Le sue opere sono tradotte in 48 lingue. Appassionato musicista, ha dedicato più volte la sua scrittura a Mozart e alla musica. Dal 2016 è membro dell’Académie Goncourt e vive a Bruxelles.