Editore: Einaudi
ISBN: 9788806271848
Pagine: 248
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo: 24,00 €
Con La cultura del femminicidio Ivan Jablonka affronta una questione tanto urgente quanto scomoda: il femminicidio non è soltanto l’esito estremo della violenza maschile, ma anche il prodotto di un immaginario sedimentato nei secoli. Il punto di partenza del saggio è proprio questo scarto tra cronaca e cultura. Dietro l’uccisione di una donna non agisce soltanto un individuo, ma un repertorio di immagini, racconti e fantasie che hanno reso familiare, e talvolta perfino spettacolare, la distruzione del corpo femminile.
Da storico, Jablonka ricostruisce questa genealogia attraversando epoche e linguaggi molto diversi: la Bibbia e il mito greco, i martirologi medievali, la pittura, il teatro, la letteratura, il cinema, la canzone, i numeri di magia, l’horror e le serie televisive. A cambiare sono i codici, non la struttura profonda: la donna desiderata viene trasformata in oggetto, posseduta contro la propria volontà, ferita, smembrata o eliminata. L’autore definisce «ginocidaria» questa ideologia diffusa, capace di convertire la violenza in una forma narrativa riconoscibile e continuamente riprodotta.
Da questo punto di vista le rappresentazioni non sono innocenti. Jablonka non sostiene che un film, un quadro o una canzone provochino automaticamente la violenza reale; mostra piuttosto come una cultura possa abituarsi a pensare il corpo femminile come disponibile, vulnerabile e sacrificabile. È in questo spazio simbolico che il femminicidio acquista una lunga preistoria: il delitto contemporaneo appare così non come un’anomalia isolata, ma come l’estrema conseguenza di una gerarchia di genere continuamente raccontata e normalizzata.
L’ampiezza dei riferimenti rende La cultura del femminicidio un saggio ambizioso ma leggibile, sostenuto da una scrittura limpida e dalla capacità di collegare storia sociale, critica delle immagini e studi di genere. Jablonka interroga anche la propria posizione di uomo che scrive sulla violenza contro le donne, senza trasformare il libro in una presa di parola sostitutiva. Ne risulta un’opera che non offre formule consolatorie né spiegazioni monocausali, ma invita a riconoscere i dispositivi culturali che rendono pensabile la sopraffazione. La domanda, alla fine, non è soltanto perché gli uomini uccidano le donne, ma perché per secoli le nostre società abbiano continuato a rappresentare quella violenza, a raccontarla e, troppo spesso, a renderla familiare.

Ivan Jablonka, nato a Parigi nel 1973, è uno storico e scrittore francese. Ex allievo dell’École normale supérieure, insegna Storia contemporanea all’Université Sorbonne Paris Nord ed è membro dell’Institut universitaire de France. La sua ricerca intreccia storia, scienze sociali e scrittura letteraria, con particolare attenzione all’infanzia, alla memoria della Shoah, alla violenza di genere e alla storia della maschilità. È tra i fondatori e redattori della rivista online La Vie des idées e codirige per Seuil la collana «La République des Idées». Tra le sue opere più note figurano Storia dei nonni che non ho avuto, Laëtitia o la fine degli uomini, Uomini giusti e Un ragazzo come voi e me. Con Laëtitia, dedicato alla vita e all’assassinio di Laëtitia Perrais, ha vinto nel 2016 il Prix Médicis.